Come Preparare Fritto Misto all’Orientale

Come Preparare Fritto Misto all’Orientale

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  Cucina

Partire per le ferie anche restando a casa. Oppure per chi è appena rientrato dal mare e rivivere le belle giornate appena trascorse. Tra i meriti della cucina c’è anche questo, la possibilità di rilassarsi tra una marinata e un fritto, assaporando fin dalla preparazione il piacere di stare con la famiglia e, tutti insieme, partire per una vacanza nel gusto, per immergersi in un mare di sapore, come questo piatto di fritto misto.

Risulta essere semplice da preparare, con una preparazione di 35 minuti e un tempo di cottura di 20 minuti.

Occorrente
300 g di gamberi
300 g di pesciolini
60 g di farina
2 albumi
1 fettina di zenzero
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di salsa orientale al peperoncino
Olio di oliva
1 mazzo di salvia
2 cipollotti
3 uova
30 g di farina
Mezzo bicchiere di latte
sale
pepe

Sguscia i gamberi, lasciandoli interi e inizia a lavare i pesciolini. Prendi una terrina e metti la farina, un cucchiaio d’olio, 60 ml di acqua fredda e un pizzico di sale e mescola il tutto con una frusta, fino a quando diventa una pastella omogenea alla quale devi aggiungere un cucchiaio di salsa al peperoncino, lo zenzero grattugiato e l’aglio tritato molto fine.

In un’altra ciotola perfettamente pulita, devi montare a neve i due albumi d’uovo con una frusta e aggiungili con delicatezza quindi alla pastella. Adesso prendi i gamberi e i pesciolini e immergili nella pastella. Puoi cominciare a friggere in olio d’oliva molto caldo e dopo li fai scolare sulla carta assorbente da cucina e tienili al caldo. Nel frattempo prendi le foglie più grosse e carnose di salvia, lavale e asciugale accuratamente.

Prepara con le tre uova, il latte e la farina una pastella molto densa, devi aggiungere il sale, i cipollotti puliti e tagliati a listarelle, e le foglie di salvia. Adesso prendi una padella oppure una friggitrice e immergili pochi alla volta, in olio d’oliva molto caldo, friggendo sia gli ortaggi che gli aromi. Prendi la carta assorbente da cucina e fai scolare il fritto; puoi salare leggermente e servi in tavola con il resto del fritto.

Come Citare in Inglese

Luca No Comments
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Gli americani lo chiamano tooth spinach effect, effetto spinacio tra i denti . Si mette nel testo una parola inglese per darsi un tono, ma se ci scappa l’errore, l’interlocutore non presta più attenzione alle nostre parole, perché ha cominciato a ridere di noi. Proprio come non presteremmo attenzione ad uno che parla con uno spinacio tra i denti.

Il nostro migliore amico sarà sempre un buon dizionario, tuttavia ecco alcune regole base.

Occhio a grafia e vero significato
Risulta essere importante citare in inglese, o introdurre parole inglesi nel testo solo quando si è arcisicuri di quello che significano e di come si scrivono esattamente.
Non condivido un purismo alla maniera dei francesi, che chiamano le Home Page dei siti internet Page d’accueil e scrivono Confirmer invece di “OK”. Certe cose dette in inglese ci stanno proprio bene, ma per lo meno controlliamo: 1. la grafia 2. che il significato sia coerente con il contesto.

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Il Corriere della Sera ha dedicato un articolo allo scambio di errori tra italiani e inglesi (o anglofoni). Se per loro è quasi impossibile non dire brusceta, prosiuto e ghnocci, noi ricambiamo con una pronuncia ridicola di questi cibi:

bacon (diciamo: becon)(dovremmo dire: beiken)
steak (diciamo: stic) (dovremmo dire: steik)
ham (diciamo: em)(dovremmo dire: hæm)
pudding (diciamo:paddin)(dovremmo dire: pudin)
toast (diciamo: tost)(dovremmo dire: teust)
roast beef (diciamo: rosbif)(dovremmo dire: reust bi:f)
Non ho usato i segni fonetici tradizionali perché sono alla ricerca del codice giusto per visualizzarli. Per ascoltare la pronuncia corretta, vai su Merriam-Webster On Line e dopo aver inserito la parola che cerchi, clicca sull’icona dell’altoparlante.

Niente computers, please
Attenzione alla esse per fare il plurale! L’inglese, per fare il plurale dei sostantivi usa la esse. Fin qui tutto bene.
Ma va ricordato che le parole straniere che entrano stabilmente nell’italiano, cioè sono usate correntemente per indicare una cosa, non devono essere più declinate!

Quindi scriveremo (e diremo) due film e non due films, così come non diciamo i bars. Niente partners, e nemmeno computers, né containers, né sponsors, né managers.
Ovvio che, se stiamo citando una frase inglese, allora declineremo tutto come nell’originale.
Una menzione speciale per forum, album, curriculum.
Sono parole della lingua latina e non devono essere declinate: 1. per la stessa legge detta sopra; quindi diremo “sui forum”, “alcuni album”, “nei curriculum”, perché si tratta di parole entrate stabilmente nell’italiano (soprattutto non è il caso di dire curricula); 2.perché la esse al plurale è propria dell’inglese. Dire forums, albums, curriculums e affini denota un’ignoranza profonda. Stiamo attenti!

Versus non è verso
Un errore ricorrente è l’uso improprio di versus (vs. nella versione abbreviata). Si trova spesso in slide e relazioni, usato con il significato dell’italiano verso. Ma versus in inglese significa contro, tanto da essere usato anche per citare incontri sportivi, esempio Manchester United vs. Liverpool. Può significare anche in contrasto, in alternativa a, ad esempio: free trade versus protection (libero commercio versus protezionismo).

Le parole orfane: non adottiamole
Ci sono parole che all’inizio erano figlie dell’inglese. Poi qualcuno, a forza di orecchiarle, ha cominciato a tradurle goffamente in italiano. In realtà non sono traduzioni, ma forme adattate, che ormai non appartengono più a nessuna famiglia. Le avrete sentite: monitorare, sfidante, promozionare, domestico, compagnia, briffare, schedulare…e via così. Chi usa queste parole potrebbe dire tranquillamente: controllare, “che propone una sfida”, promuovere, nazionale, impresa, informare, mettere in agenda… Invece adotta queste “figlie di nessuno”, ottenendo un risultato sgradevole e, tutto sommato, provinciale. Se un’espressione viene meglio in inglese ed è proprio insostituibile, usiamola pure. Altrimenti, optiamo per l’italiano. Saremo più eleganti.

Come Scrivere Lettera tra Aziende

Luca No Comments
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Una lettera business, inviata da un’azienda a un’altra azienda per richiedere un preventivo e verificare la possibilità di fare affari insieme. O almeno così sembra, visto che l’autore è riuscito a scrivere in un italiano davvero oscuro. Guardate qua.

Come risulta essere

C.A. Sig. Francioni

Siamo la società EXPERTA S.P.A., operiamo nel settore dell’outsourcing, dovendo di conseguenza gestire gli obblighi e gli oneri derivanti dalla L.626/94, vorremmo per scelte logistiche e per un’azione diretta di riscontro al fine di essere maggiormente efficienti, essere il più vicino possibile al luogo di operatività.
A tal proposito Le chiediamo, qualora fosse possibile, un preventivo con offerta dei costi riguardanti gli interventi da effettuarsi in base alle normative vigenti, sottolineando che noi pur essendo una società interinale operiamo nel lungo periodo.
A completamento di quanto sopra, l’eventuale costo di una presenza giornaliera sul luogo operativo nel caso di una visita ispettiva degli organi preposti al controllo e per le comunicazioni eventuali verso gli istituti sopra indicati.
I pagamenti verrebbero effettuati alla fine del mese previo fatturazione.
La nostra richiesta di collaborazione può essere in base a due esigenze, che possono essere assimilate oppure separate e prevedono il fondamentale fine di assisterci e se alcuni vostri clienti richiedessero di esternare la loro struttura produttiva sarà quantificata a Vs. favore una commissione.
Per ulteriori chiarimenti e dinformazioni potrà contattarCi richiedendo del rag. Merlanti.
In attesa di una Sua risposta, La ringraziamo per la cortese attenzione cogliendo l’occasione per salutarLa.
Distinti saluti.

Soc. Experta SPA
Resp. comm.le Rag. Merlanti

…ed è difficile dire come poteva essere!

Questa lettera è quasi un delirio. Tranne alcuni passaggi, non è chiarissimo cosa l’autore voglia dire, quindi evito una riscrittura. Segnalo soltanto, a beneficio di tutti quelli che ogni giorno scrivono lettere in azienda e mi chiedono consigli, gli errori principali.

Quali errori

La lettera è troppo lunga. Nell’originale conto 19 righe di testo e i paragrafi sono almeno sei. Il contenuto si poteva esprimere sicuramente con molte meno parole! Sarebbe bastato togliere alcune formule inutili o ridondanti (di conseguenza…qualora fosse possibile…a completamento…eventuali) per avere un primo risultato. Trovate qualche indicazione in merito nel paragrafo la lunghezza ideale.
Troppe subordinate, troppi incisi. Prendete il secondo paragrafo: A tal proposito Le chiediamo…qualora fosse…sottolineando che…noi pur essendo….operiamo. Per l’uso corretto delle subordinate e per la sintassi in generale, guarda la sezione Sintassi.
Troppe espressioni fumose, frasi inconsistenti. Una lettera in ambito aziendale deve essere concreta, portare dati, stringere subito sugli obiettivi. Che senso ha chiedere un preventivo sugli interventi da effettuarsi in base alle normative vigenti? Un preventivo si formula sulla base di richieste precise! E poi: che significa dire vorremmo…essere più vicini possibile al luogo di operatività? Quale luogo? Quello dell’azienda contattata (che dista 450 km da Milano) o quello dei loro clienti?
Troppe abbreviazioni soprattutto nell’apertura e nella firma. Rag., Soc., Resp. comm.le, C.A., Vs. favore, L.626… Per le abbreviazioni, leggi la sezione Niente singhiozzi e nome e indirizzo.
Le maiuscole in corpo di parola per i pronomi La, Le, Vi, Ci,o per i possessivi, esempio una Sua risposta… potrà contattarCi…salutarLa…eccetera. Ormai queste formule di presunta cortesia (scrivo Sua pensando di dare importanza all’interlocutore) sono cadute in disuso. Chi vuole scrivere con uno stile sicuro, per favore le eviti.
I saluti. La ringraziamo per la cortese attenzione cogliendo l’occasione per salutarLa. Ma come, cogliere l’occasione!? Stai chiudendo la lettera, è la prima volta che scrivi a questa persona…e cogli l’occasione? Per favore! E poi, a questa formula pomposa il nostro aggiunge: Distinti saluti. Ma quanti saluti… Per indicazioni su come concludere una lettera, leggi la conclusione.
E poi la solita domanda: ma perché così tante persone pensano di darsi un tono parlando e scrivendo in modo complicato? E’ quella che Italo Calvino, lucido osservatore della nostra lingua e geniale scrittore, chiamò l’antilingua. Ci torneremo sopra.

Come Scrivere un Documento Efficace

Luca No Comments
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Per te che vai di fretta, ma non vuoi rinunciare ad incamminarti sulla via della buona scrittura.

A chi stai scrivendo? Mettiti nei suoi panni
Pensa bene al destinatario della comunicazione. Un buon testo professionale non è solo un esercizio di regole sintattiche e grammaticali, è un atto di relazione tra umani. Mettiti nei panni della persona o delle persone che leggeranno. Il contesto gli è chiaro? Sarà facile per loro capire i tuoi obiettivi? Se citi altri documenti, sono noti anche a loro? Il loro livello culturale è adeguato alle scelte lessicali che hai fatto?
Ricorda: un buon comunicatore è innanzitutto uno che ama l’umanità.

Metti ordine nei tuoi pensieri. Dove vuoi arrivare?
Se non hai tempo di scrivere una scaletta, fai questa operazione almeno mentalmente. Che obiettivo mi pongo con questo testo? Cosa voglio che l’altro capisca? Concluso questo passaggio, ti sarà più chiaro il modo di organizzare il testo: inizio, argomentazione, conclusioni, argomenti che non puoi tralasciare.

Le cinque W non tramontano mai. Tienile a mente, sempre.
Le cinque W sembrano così ovvie, ma non sempre ci si ripensa.
La W è la lettera iniziale delle parole inglesi: Who, What, Where, When, Why. Chi, Cosa, Dove, Quando e Perché. E’ un modello giornalistico (magari i giornalisti lo rispettassero sempre!).
Significa che un testo, anche di sole tre righe, deve sempre contenere l’indicazione di chi ha fatto cosa, quando dove e perché.
Se provi ad esercitarti su testi già scritti, ti accorgerai che le “5W” sono trascurate più spesso di quello che pensi. Qualcuno dice che il testo perfetto dovrebbe includere 5 W + H, che sta per How (=Come).

La sintassi. Più è semplice, meglio è.
Chissà chi, e chissà quando, deve aver spiegato agli italiani che le frasi devono essere roboanti e affastellate, per darsi importanza.
Chi vuole scrivere testi professionali sappia invece che la sintassi (cioè l’ordinamento dei vari membri della frase) deve essere semplice. Ovvero prevedere la frase principale, e al massimo una frase coordinata o subordinata. Le frasi composte da tre, quattro o cinque subordinate, magari incastonate una dentro l’altra, non si addicono alla scrittura professionale, confondono il lettore e minacciano la sua buona volontà.

Ogni frase, un concetto, e vai al sodo.
Strettamente collegata con la precedente, è la regola che consiglia di inserire un solo concetto forte per ogni frase. Se vuoi dire altro, fermati, fa’ una pausa, metti il punto, e ricomincia. Ogni frase avrà un suo preciso valore e una sua logica. Anche la sintassi sarà di conseguenza più semplice, se eviterai di accumulare concetti uno sopra all’altro.
Un’altra cosa da evitare sono le introduzioni, i preamboli, le lunghe premesse. Va’ subito al cuore del messaggio, e il lettore ti ringrazierà.

Limita le parole astratte, gli inglesisimi, le parole altisonanti.
Non saranno certo i paroloni ad ingannare il nostro lettore. Se il testo è inconsistente, se ne accorgerà. Usa parole semplici, non banali ma concrete, che possano evocare nella sua mente qualcosa di reale.
Evita dunque gli eccessi di parole astratte, sostituiscile con dei verbi all’infinito o con espressioni di significato equivalente ma più vive.
Anche l’inglese va usato con moderazione. Non potrò mai dimenticare il titolo uscito alcuni anni fa su un giornale: “Underlab, countdown per i 12 mesi off limits”. D’accordo le esigenze di spazio, ma i lettori cosa avranno capito? Alcune parole sono insostituibili, è vero, ma non tutte. Se ti sforzi, un sostituto efficace della nostra bellissima lingua ti verrà in mente.

Anche l’occhio vuole la sua parte.
E che parte! Mi sto riferendo alla necessità di favorire la lettura veloce. Non sempre la persona a cui scrivi ha tutto il tempo di scorrere con calma il tuo testo. Allora metti un titolo efficace, usa il sottotitolo per condensare il contenuto del testo, oppure scrivi l’oggetto come fosse l’occhiello di un quotidiano, in modo che catturi la sua attenzione.
Componi una pagina ariosa, che abbia dei margini ampi. Stacca i paragrafi con il rientro della prima riga, oppure inserendo una riga tra uno e l’altro. Scegli i caratteri più semplici. Marca con il grassetto le parole più importanti nel corpo del testo, in modo che scorrendo con l’occhio i paragrafi si capisca già dove vanno a parare.

Come Scegliere le Parole

Luca No Comments
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Su questo argomento si può scrivere un’enciclopedia, ma non è questo che ci serve. Per limitarmi ad una guida rapida, direi:

Risulta essere meglio usare parole concrete che parole astratte (come: integrazione, articolazione, situazione, realtà, struttura, sistema, e simili…). Al posto delle parole in -zione, usate l’infinito del verbo corrispondente. Il verbo è più dinamico, attivo. Al posto di realtà, struttura, sistema, trovate nomi capaci di suggerire un’immagine nella mente di chi legge.

Risulta essere meglio usare la forma attiva che quella passiva. Esempio: la relazione è stata scritta secondo criteri di … Questa frase è floscia, impersonale, lascia capire che chi scrive non si prende le proprie responsabilità. Molto meglio: ho scritto la relazione secondo criteri… Il verbo nella forma attiva dà energia alle vostre frasi. Anche le forme passive con venire sono da limitare. Esempio: il giornale viene letto, gli amici vengono considerati…

Risulta essere meglio usare una forma positiva che una negativa. Esempio, dire: non siamo sicuri che i risultati di produzione non avranno impatti sulle politiche del personale… lascia una sensazione fastidiosa. Meglio scrivere: Ii risultati di produzione potrebbero avere impatti sulle politiche del personale…

Risulta essere meglio non esagerare con i modi di dire. Sono frasi simpatiche, che tramandano categorie di comportamenti nel sapere popolare, però nella lingua scritta dovrebbero avere una parte minima. Esempio: essere il rovescio della medaglia, andare col vento in poppa, essere in vena, cercare il pelo nell’uovo, essere il trampolino di lancio, fare una levata di scudi, alzare la posta in gioco…e via così. Leggi, a questo proposito, il consiglio di Don Chisciotte.

Risulta essere meglio non esagerare con l’aggettivo prima del sostantivo. Se dico un interessante libro, un evoluto software , aggiungo enfasi all’espressione. Bisogna essere consapevoli di questo effetto, e saperlo dosare. Se scrivo un testo di una pagina o due usando sempre l’aggettivo prima del sostantivo, otterrò un andamento noioso. Come se uno gridasse sempre: alla fine nessuno lo starebbe più a sentire. Ancora peggio se gli aggettivi sono due! Usiamo l’aggettivo solo se indispensabile, e mettiamolo prima del sostantivo solo poche volte.

Risulta essere meglio non esagerare con gli avverbi e le locuzioni avverbiali, relativamente a cui è possibile vedere la guida pubblicata su Linguaegrammatica.com in questa pagina. La maggior parte delle volte non aggiungono niente. Fate la prova voi stessi. Prendete un testo scritto in passato e togliete gli avverbi. La gran parte delle frasi non ne risentirà, anzi. Soprattutto quelli in -mente, sono da evitare.