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Come Affrontare lo Studio per un Esame

Luca No Comments

Prepararsi per un esame non è semplice, soprattutto se si tratta dei primi esami universitari che una persona affronta! L’eccessiva mole di studio può spaventare ma non bisogna mai arrendersi. Piuttosto si deve iniziare con pazienza e concentrazione e non cedere ai primi segni di difficoltà.

Il primo consiglio è quello di seguire i corsi universitari e studiare passo passo gli argomenti che ti vengono spiegati; in questo modo alla fine del corso, anche se non ricorderai tutto, avrai una visione d’insieme dell’esame che ti consente di comprendere lo scopo generale del corso. Naturalmente è difficile seguire e studiare più esami contemporaneamente per cui o ti concentri al massimo oppure puoi fare delle scelte (concentrati, ad esempio, su un numero limitato di corsi).

Fai una scaletta con gli esami che devi sostenere e le relative date e scegli su quale esame ti vuoi concentrare. Conta i giorni che ti separano dall’esame e suddividi il programma per argomenti o pagine. Se ad esempio hai 20 giorni disponibili fino all’esame, togline almeno 2 che ti serviranno per la ripetizione finale e stabilisci il numero di pagine o argomenti da studiare ogni giorno. Ricorda, però, che la difficoltà di un esame non dipende dal numero di pagine ma piuttosto dagli argomenti; quindi non esagerare con le pagine da studiare; l’importante è che, se hai stabilito di studiare 20 pagine al giorno, non ne fai di meno. Naturalmente se ci riesci puoi farne di più.

In questo modo, ogni giorno, ti troverai un numero sempre maggiore di pagine studiate. Ti consiglio di ripetere, a fine giornata, tutto ciò che hai studiato fino a quel momento in modo da fissare bene i concetti. Se qualcosa non ti è chiaro cerca di concentrarti e comprendere bene in modo tale che poi non avrai problemi a ripetere perché una volta fissati i concetti serve solo un pò di memoria (casomai per ricordare dei passaggi matematici o logici). Sfrutta gli ultimi giorni prima dell’esame per fare una ripetizione completa o per approfondire qualche argomento. Inoltre fatti guidare sempre dalla passione e dalla voglia di conoscere.

Come Affrontare le Proprie Giornate al Meglio

Luca No Comments

Problemi, conti da pagare, incertezza e cattive notizie al telegiornale. Come affrontare tutto questo? Come non sentirsi ogni giorno tristi e confusi? Come uscire da quel grigiore? Leggi questa piccola guida, contiene dei consigli che potrebbero aiutarti!

Regola numero uno: se il mondo soffre, tu aiutalo. Aiuta, compi gesti di solidarietà, anche nel tuo piccolo, nella tua famiglia, anche con gesto piccolo e regalerai tanti sorrisi a te e al mondo. Non farlo per sentirti meglio, ma solo per far sentire meglio gli altri e così avrai l’impressione d’esser utile, di non stare a guardare i problemi ama di aver fatto la tua parte per risolverli.

Regola numero due: pensa agli altri, ma pensa anche a te stesso. Risulta essere fondamentale per il proprio benessere e per quello di chi ci sta accanto, cercare degli spazi che siano solo tuoi, un hobby, una passione, un corso magari! Servirà a distenderti, a creare uno stimolo all’interno della tua settimana e a creare un clima più sereno e rilassato all’interno della tua famiglia.

Regola numero tre: Non lasciare che i problemi di tutti i giorni condizionino il tuo umore. Stai forte, ringrazia per ciò che hai ogni giorno e non smettere di essere positivo. Certo i problemi sono problemi ma fino a quando non sarai tu a vedere una luce in fondo al tunnel nulla cambierà. Non esiste nulla che non possa essere risolto, nessun problema senza soluzione e con la serenità giusta saprai trovarla da te.

Come Citare in Inglese

Luca No Comments

Gli americani lo chiamano tooth spinach effect, effetto spinacio tra i denti . Si mette nel testo una parola inglese per darsi un tono, ma se ci scappa l’errore, l’interlocutore non presta più attenzione alle nostre parole, perché ha cominciato a ridere di noi. Proprio come non presteremmo attenzione ad uno che parla con uno spinacio tra i denti.

Il nostro migliore amico sarà sempre un buon dizionario, tuttavia ecco alcune regole base.

Occhio a grafia e vero significato
Risulta essere importante citare in inglese, o introdurre parole inglesi nel testo solo quando si è arcisicuri di quello che significano e di come si scrivono esattamente.
Non condivido un purismo alla maniera dei francesi, che chiamano le Home Page dei siti internet Page d’accueil e scrivono Confirmer invece di “OK”. Certe cose dette in inglese ci stanno proprio bene, ma per lo meno controlliamo: 1. la grafia 2. che il significato sia coerente con il contesto.

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Il Corriere della Sera ha dedicato un articolo allo scambio di errori tra italiani e inglesi (o anglofoni). Se per loro è quasi impossibile non dire brusceta, prosiuto e ghnocci, noi ricambiamo con una pronuncia ridicola di questi cibi:

bacon (diciamo: becon)(dovremmo dire: beiken)
steak (diciamo: stic) (dovremmo dire: steik)
ham (diciamo: em)(dovremmo dire: hæm)
pudding (diciamo:paddin)(dovremmo dire: pudin)
toast (diciamo: tost)(dovremmo dire: teust)
roast beef (diciamo: rosbif)(dovremmo dire: reust bi:f)
Non ho usato i segni fonetici tradizionali perché sono alla ricerca del codice giusto per visualizzarli. Per ascoltare la pronuncia corretta, vai su Merriam-Webster On Line e dopo aver inserito la parola che cerchi, clicca sull’icona dell’altoparlante.

Niente computers, please
Attenzione alla esse per fare il plurale! L’inglese, per fare il plurale dei sostantivi usa la esse. Fin qui tutto bene.
Ma va ricordato che le parole straniere che entrano stabilmente nell’italiano, cioè sono usate correntemente per indicare una cosa, non devono essere più declinate!

Quindi scriveremo (e diremo) due film e non due films, così come non diciamo i bars. Niente partners, e nemmeno computers, né containers, né sponsors, né managers.
Ovvio che, se stiamo citando una frase inglese, allora declineremo tutto come nell’originale.
Una menzione speciale per forum, album, curriculum.
Sono parole della lingua latina e non devono essere declinate: 1. per la stessa legge detta sopra; quindi diremo “sui forum”, “alcuni album”, “nei curriculum”, perché si tratta di parole entrate stabilmente nell’italiano (soprattutto non è il caso di dire curricula); 2.perché la esse al plurale è propria dell’inglese. Dire forums, albums, curriculums e affini denota un’ignoranza profonda. Stiamo attenti!

Versus non è verso
Un errore ricorrente è l’uso improprio di versus (vs. nella versione abbreviata). Si trova spesso in slide e relazioni, usato con il significato dell’italiano verso. Ma versus in inglese significa contro, tanto da essere usato anche per citare incontri sportivi, esempio Manchester United vs. Liverpool. Può significare anche in contrasto, in alternativa a, ad esempio: free trade versus protection (libero commercio versus protezionismo).

Le parole orfane: non adottiamole
Ci sono parole che all’inizio erano figlie dell’inglese. Poi qualcuno, a forza di orecchiarle, ha cominciato a tradurle goffamente in italiano. In realtà non sono traduzioni, ma forme adattate, che ormai non appartengono più a nessuna famiglia. Le avrete sentite: monitorare, sfidante, promozionare, domestico, compagnia, briffare, schedulare…e via così. Chi usa queste parole potrebbe dire tranquillamente: controllare, “che propone una sfida”, promuovere, nazionale, impresa, informare, mettere in agenda… Invece adotta queste “figlie di nessuno”, ottenendo un risultato sgradevole e, tutto sommato, provinciale. Se un’espressione viene meglio in inglese ed è proprio insostituibile, usiamola pure. Altrimenti, optiamo per l’italiano. Saremo più eleganti.

Come Scrivere Lettera tra Aziende

Luca No Comments

Una lettera business, inviata da un’azienda a un’altra azienda per richiedere un preventivo e verificare la possibilità di fare affari insieme. O almeno così sembra, visto che l’autore è riuscito a scrivere in un italiano davvero oscuro. Guardate qua.

Come risulta essere

C.A. Sig. Francioni

Siamo la società EXPERTA S.P.A., operiamo nel settore dell’outsourcing, dovendo di conseguenza gestire gli obblighi e gli oneri derivanti dalla L.626/94, vorremmo per scelte logistiche e per un’azione diretta di riscontro al fine di essere maggiormente efficienti, essere il più vicino possibile al luogo di operatività.
A tal proposito Le chiediamo, qualora fosse possibile, un preventivo con offerta dei costi riguardanti gli interventi da effettuarsi in base alle normative vigenti, sottolineando che noi pur essendo una società interinale operiamo nel lungo periodo.
A completamento di quanto sopra, l’eventuale costo di una presenza giornaliera sul luogo operativo nel caso di una visita ispettiva degli organi preposti al controllo e per le comunicazioni eventuali verso gli istituti sopra indicati.
I pagamenti verrebbero effettuati alla fine del mese previo fatturazione.
La nostra richiesta di collaborazione può essere in base a due esigenze, che possono essere assimilate oppure separate e prevedono il fondamentale fine di assisterci e se alcuni vostri clienti richiedessero di esternare la loro struttura produttiva sarà quantificata a Vs. favore una commissione.
Per ulteriori chiarimenti e dinformazioni potrà contattarCi richiedendo del rag. Merlanti.
In attesa di una Sua risposta, La ringraziamo per la cortese attenzione cogliendo l’occasione per salutarLa.
Distinti saluti.

Soc. Experta SPA
Resp. comm.le Rag. Merlanti

…ed è difficile dire come poteva essere!

Questa lettera è quasi un delirio. Tranne alcuni passaggi, non è chiarissimo cosa l’autore voglia dire, quindi evito una riscrittura. Segnalo soltanto, a beneficio di tutti quelli che ogni giorno scrivono lettere in azienda e mi chiedono consigli, gli errori principali.

Quali errori

La lettera è troppo lunga. Nell’originale conto 19 righe di testo e i paragrafi sono almeno sei. Il contenuto si poteva esprimere sicuramente con molte meno parole! Sarebbe bastato togliere alcune formule inutili o ridondanti (di conseguenza…qualora fosse possibile…a completamento…eventuali) per avere un primo risultato. Trovate qualche indicazione in merito nel paragrafo la lunghezza ideale.
Troppe subordinate, troppi incisi. Prendete il secondo paragrafo: A tal proposito Le chiediamo…qualora fosse…sottolineando che…noi pur essendo….operiamo. Per l’uso corretto delle subordinate e per la sintassi in generale, guarda la sezione Sintassi.
Troppe espressioni fumose, frasi inconsistenti. Una lettera in ambito aziendale deve essere concreta, portare dati, stringere subito sugli obiettivi. Che senso ha chiedere un preventivo sugli interventi da effettuarsi in base alle normative vigenti? Un preventivo si formula sulla base di richieste precise! E poi: che significa dire vorremmo…essere più vicini possibile al luogo di operatività? Quale luogo? Quello dell’azienda contattata (che dista 450 km da Milano) o quello dei loro clienti?
Troppe abbreviazioni soprattutto nell’apertura e nella firma. Rag., Soc., Resp. comm.le, C.A., Vs. favore, L.626… Per le abbreviazioni, leggi la sezione Niente singhiozzi e nome e indirizzo.
Le maiuscole in corpo di parola per i pronomi La, Le, Vi, Ci,o per i possessivi, esempio una Sua risposta… potrà contattarCi…salutarLa…eccetera. Ormai queste formule di presunta cortesia (scrivo Sua pensando di dare importanza all’interlocutore) sono cadute in disuso. Chi vuole scrivere con uno stile sicuro, per favore le eviti.
I saluti. La ringraziamo per la cortese attenzione cogliendo l’occasione per salutarLa. Ma come, cogliere l’occasione!? Stai chiudendo la lettera, è la prima volta che scrivi a questa persona…e cogli l’occasione? Per favore! E poi, a questa formula pomposa il nostro aggiunge: Distinti saluti. Ma quanti saluti… Per indicazioni su come concludere una lettera, leggi la conclusione.
E poi la solita domanda: ma perché così tante persone pensano di darsi un tono parlando e scrivendo in modo complicato? E’ quella che Italo Calvino, lucido osservatore della nostra lingua e geniale scrittore, chiamò l’antilingua. Ci torneremo sopra.

Come Scrivere un Documento Efficace

Luca No Comments

Per te che vai di fretta, ma non vuoi rinunciare ad incamminarti sulla via della buona scrittura.

A chi stai scrivendo? Mettiti nei suoi panni
Pensa bene al destinatario della comunicazione. Un buon testo professionale non è solo un esercizio di regole sintattiche e grammaticali, è un atto di relazione tra umani. Mettiti nei panni della persona o delle persone che leggeranno. Il contesto gli è chiaro? Sarà facile per loro capire i tuoi obiettivi? Se citi altri documenti, sono noti anche a loro? Il loro livello culturale è adeguato alle scelte lessicali che hai fatto?
Ricorda: un buon comunicatore è innanzitutto uno che ama l’umanità.

Metti ordine nei tuoi pensieri. Dove vuoi arrivare?
Se non hai tempo di scrivere una scaletta, fai questa operazione almeno mentalmente. Che obiettivo mi pongo con questo testo? Cosa voglio che l’altro capisca? Concluso questo passaggio, ti sarà più chiaro il modo di organizzare il testo: inizio, argomentazione, conclusioni, argomenti che non puoi tralasciare.

Le cinque W non tramontano mai. Tienile a mente, sempre.
Le cinque W sembrano così ovvie, ma non sempre ci si ripensa.
La W è la lettera iniziale delle parole inglesi: Who, What, Where, When, Why. Chi, Cosa, Dove, Quando e Perché. E’ un modello giornalistico (magari i giornalisti lo rispettassero sempre!).
Significa che un testo, anche di sole tre righe, deve sempre contenere l’indicazione di chi ha fatto cosa, quando dove e perché.
Se provi ad esercitarti su testi già scritti, ti accorgerai che le “5W” sono trascurate più spesso di quello che pensi. Qualcuno dice che il testo perfetto dovrebbe includere 5 W + H, che sta per How (=Come).

La sintassi. Più è semplice, meglio è.
Chissà chi, e chissà quando, deve aver spiegato agli italiani che le frasi devono essere roboanti e affastellate, per darsi importanza.
Chi vuole scrivere testi professionali sappia invece che la sintassi (cioè l’ordinamento dei vari membri della frase) deve essere semplice. Ovvero prevedere la frase principale, e al massimo una frase coordinata o subordinata. Le frasi composte da tre, quattro o cinque subordinate, magari incastonate una dentro l’altra, non si addicono alla scrittura professionale, confondono il lettore e minacciano la sua buona volontà.

Ogni frase, un concetto, e vai al sodo.
Strettamente collegata con la precedente, è la regola che consiglia di inserire un solo concetto forte per ogni frase. Se vuoi dire altro, fermati, fa’ una pausa, metti il punto, e ricomincia. Ogni frase avrà un suo preciso valore e una sua logica. Anche la sintassi sarà di conseguenza più semplice, se eviterai di accumulare concetti uno sopra all’altro.
Un’altra cosa da evitare sono le introduzioni, i preamboli, le lunghe premesse. Va’ subito al cuore del messaggio, e il lettore ti ringrazierà.

Limita le parole astratte, gli inglesisimi, le parole altisonanti.
Non saranno certo i paroloni ad ingannare il nostro lettore. Se il testo è inconsistente, se ne accorgerà. Usa parole semplici, non banali ma concrete, che possano evocare nella sua mente qualcosa di reale.
Evita dunque gli eccessi di parole astratte, sostituiscile con dei verbi all’infinito o con espressioni di significato equivalente ma più vive.
Anche l’inglese va usato con moderazione. Non potrò mai dimenticare il titolo uscito alcuni anni fa su un giornale: “Underlab, countdown per i 12 mesi off limits”. D’accordo le esigenze di spazio, ma i lettori cosa avranno capito? Alcune parole sono insostituibili, è vero, ma non tutte. Se ti sforzi, un sostituto efficace della nostra bellissima lingua ti verrà in mente.

Anche l’occhio vuole la sua parte.
E che parte! Mi sto riferendo alla necessità di favorire la lettura veloce. Non sempre la persona a cui scrivi ha tutto il tempo di scorrere con calma il tuo testo. Allora metti un titolo efficace, usa il sottotitolo per condensare il contenuto del testo, oppure scrivi l’oggetto come fosse l’occhiello di un quotidiano, in modo che catturi la sua attenzione.
Componi una pagina ariosa, che abbia dei margini ampi. Stacca i paragrafi con il rientro della prima riga, oppure inserendo una riga tra uno e l’altro. Scegli i caratteri più semplici. Marca con il grassetto le parole più importanti nel corpo del testo, in modo che scorrendo con l’occhio i paragrafi si capisca già dove vanno a parare.